Il giorno della nostra liberazione - Commento al vangelo - 30.10.2020 - Lc 14,1-6

Il giorno della nostra liberazione - Commento al vangelo - 30.10.2020 - Lc 14,1-6

Fonte: https://www.spreaker.com/user/1138997... Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1-6) Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano ad osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisia. Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: "E' lecito o no guarire di sabato?" Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: "Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?". E non potevano rispondere nulla a queste parole. Gesù provoca ancora una volta i Farisei sul sabato, il giorno del riposo comandato da Dio a Mosè sul Sinai: “Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.” (Dt 5,15). L’interpretazione del riposo sabbatico, come non attività alcuna, divenne molto stretta con la conseguenza di dover essere contraddetta in molte situazioni: Gesù ne riporta almeno due; questa dell’emergenza del bue o del figlio caduto nel pozzo e quella dello slegare il bue o l’asino per portarli ad abbeverare (Cf Lc 13,15); in un altro contesto chiede se sia lecito fare del bene o uccidere in quel giorno (Cf Mc 3,4). Le provocazioni reciproche, da parte dei Farisei e di Gesù sul riposo del sabato, sono continue nei vangeli. Gesù non si sottrae mai dal compiere un miracolo in quel giorno, anzi talvolta egli stesso lo fa provocatoriamente. La riappropriazione del sabato nella sua corretta interpretazione era dunque un argomento di capitale importanza, poiché era in gioco la stessa volontà di salvezza di Dio, che Israele visse con l’esperienza fondamentale della liberazione dalla condizione di schiavitù in Egitto. La violazione del sabato, intesa dai Farisei, era in realtà un fraintendimento dello spirito della Legge, per cui, invece di fare memoria dell’intervento di Dio che fonda un popolo libero per immetterlo in una terra dove servirlo in santità e giustizia, intendeva solo impedire il lavoro. Per questo il sabato non era più inteso come giorno di ringraziamento del popolo libero con Dio, ma era divenuto un mero divieto di attività. Il giorno della liberazione dall’Egitto, con il grande movimento verso la Terra Promessa, anticipava nel segno quello che Gesù stava per compiere: la liberazione degli uomini dalla schiavitù del peccato e quindi da tutte le conseguenze di esso. Infatti, la liberazione dagli Egiziani avvenne col Passaggio del Signore in quella fatidica notte nel plenilunio di primavera del mese di Nisan; i primogeniti degli Egiziani furono colpiti mentre si salvarono quelli degli Ebrei, le cui case erano segnate col sangue dell’agnello, come Dio aveva indicato. La celebrazione annuale della Pasqua ricordava il grande evento che si compì in giorno di sabato. Il riposo con Dio aveva il significato della liberazione dal lavoro imposto dal Faraone. Gesù compie il suo sacrificio pasquale come Agnello sacrificale per i peccati di tutti gli uomini, i quali rendono schiavi di chi del peccato è la causa, cioè il demonio. I miracoli di liberazione e di guarigione, allora, trovavano, nel giorno di sabato, il loro significato originario, quello più profondo e fondante: il Signore libera e guarisce il suo popolo dalla condizione di schiavitù, di malattia e di morte. Gesù avvera la profezia di Isaia perché venuto a dare la vista ai ciechi a far camminare gli zoppi e a rimettere in libertà i prigionieri ( Cf Lc 4, 16-22). La sua azione in giorno di sabato anticipa la realizzazione compiuta con il sacrificio della croce, in quella Pasqua, che segnò il destino di condanna definitiva del peccato e della morte con la risurrezione dell’Innocente. Noi cristiani riassumiamo tutto questo nel giorno dopo il sabato e lo chiamiamo giorno del Signore, ovvero Domenica, poiché egli è il Dominus che ha ricevuto tutto il potere in forza della sua vittoria, con la sua risurrezione. Infatti, se la notte del passaggio del Signore per gli Egiziani fu morte, per gli Ebrei fu salvezza con l’uscita dall’Egitto; e con il passaggio del Mar Rosso, gli uni lasciano per sempre L’Egitto per risorgere come popolo nuovo, gli altri trovano la morte. Il passaggio del Mar Rosso esemplifica il passaggio di Cristo nella morte, la sua discesa agli inferi e la sua risurrezione, il terzo giorno, quello dopo il sabato. Noi dunque facciamo memoria della morte e risurrezione nei giorni del Triduo Pasquale, ed ogni settimo giorno facciamo memoria di quella Pasqua. Per noi la Domenica è il giorno della liberazione, in cui veniamo liberati e santificati in attesa della completa liberazione per la vita eterna. Dio vi benedica! Gabriele Nanni